Il Palio d'la ciaramèla nasce nel 1981 dall'idea di Giuseppe Masinari, coadiuvato dai soci del Centro Amisani.
Il Palio d'la ciaramèla viene presentato per la prima volta nel Natale del 1980 presso il Teatro Besostri.
Si svolge ogni anno la seconda domenica del mese di settembre.
Annualmente l'evento anima il paese e mette in competizione i Rioni di Mede.
Una grande manifestazione teatrale vissuta che vede tutto il Paese trasformato in un palcoscenico. Le sue strade, le sue piazze, la Chiesa, il Municipio, lo stadio. Un eccitazione fuori dal comune. Una festa, un gioco popolare che si libera ed allo stesso tempo salvaguarda e mette in evidenza la memoria storica della comunità.
Dopo decenni che hanno visto la perdita di certi valori, di certi significati, di una certa vita in comune, di certi campanilismi si è capita la necessità di salvare quanto è possibile. Non solo nostalgie dunque, non solo rivalità di quartiere, il recupero di valori lontani dal nostro spirito, rappresenta un atto di amore giusto, di fiducia verso la terra lomellina.
E’ con questo spirito che abbiamo ideato nel 1980 il “Palio Popolare di Mede”; i soci del Centro Amisani hanno appoggiato l’iniziativa ed hanno lavorato per realizzarla.
Il gioco scelto è stato quello detto “La Ciaraméla”, l’antico gioco della canna come ci ricorda il suo etimo greco e che lega la Lomellina a varie aree europee possedendo il grande merito di portare il popolo in piazza per affermare il suo attaccamento alla tradizione contadina, con una parte del popolo che si trasforma in attore, un’altra in spettatore. Le sfilate sono guardate dai balconi, dalle finestre, stando vicino ai muri e nelle tribune. E vi sono i cavalli e le carrozze e non vi è quasi distinzione fra attori e spettatori, perchè la stessa folla fa spettacolo in un palcoscenico incorniciato dalle bandiere, migliaia di bandiere e colori, e grida e applausi. Un paese-teatro senza distinzione di ceto o di età per un gioco, persuasi tutti che la base della nostra cultura è legata al gioco.
Dieci sono i quartieri di Mede: Roca Bianca, Piasa Giaretta, San Roc, San Banardin, Gab, Büsch, Marcanton, Cruson, Pasquà, Jangial.
Dieci sono le bandiere con i loro colori ed i loro stemmi pieni di significati.
I momenti fondamentali della grande manifestazione son quattro.
Il primo è quello che si riferisce alla consegna del palio da parte del Sindaco alla Madrina ed alla presenza dei quartieri, delle bandiere, delle maggiori autorità e del popolo.
Il secondo momento è rappresentato dalla benedizione del palio effettuata in Chiesa presenti le madrine, gli accompagnatori e i giocatori.
Le madrine dei quartieri portano i “simboli” del lavoro agricolo e dell’artigianato per la benedizione.
Il terzo momento è quello della sfilata storica per le vie di Mede con alfieri a cavallo e carrozze d’epoca per condurre al campo i giocatori e le loro madrine in costume contadino.
gara che viene disputata dopo una sfilata di colori. E’ una cosa seria perchè come ci ricorda Huizinga: “L’uomo non è mai così serio quando è ludens“, si aggiunga “Le drois de rever“, il diritto di sognare affinchè l’uomo ritrovi il suo sogno su questa terra contadina.
E alla sera la tradizione vuole un gran ballo popolare in piazza con gli attori in costume e il popolo che vive il giorno del suo “Palio”. La festa come un tempo non ha confini spaziali ma è alitata di vita in ogni angolo del paese per permettere all’uomo, per dirla come Bachtin, la “propria rinascita e il proprio rinnovamento su principi migliori” e vi è tanta gente e tanta amicizia per l’aria che si lascia toccare con la mano.
(G. Masinari da “Mede fra storia e cultura contadina in Lomellina” 1983)

Giuseppe Masinari
Ideatore e 1° Presidente del Centro Amisani
"L'uomo non è mai così serio come quando è ludens"
(Huizinga)
ALBO D’ORO DEL PALIO
1981 SAN BANARDIN Armando Guaschi
1982 SAN BANARDIN Armando Guaschi
1983 SAN BANARDIN Armando Guaschi
1984 CRUSON Alfredo Brazzo
1985 ROCA BIANCA Benito Ruzza
1986 ROCA BIANCA Benito Ruzza
1987 SAN BANARDIN Giancarlo Rizzato
1988 SAN BANARDIN Giancarlo Rizzato
1989 PASQUA’ Massimo Beni
1990 BUSCH Massimo Malvisini
1991 SAN ROC Fabio Angeleri
1992 PASQUA’ Fabio Farinazzo
1993 MARCANTON Roberto Fusetto
1994 J’ANGIAL Ivano Angeleri
1995 MARCANTON Roberto Fusetto
1996 NON DISPUTATO
1997 ROCA BIANCA Igor Moretto
1998 BUSCH Davide Fumagalli
1999 BUSCH Davide Fumagalli
2000 J’ANGIAL Ivano Angeleri
2001 NON DISPUTATO



2002 GAB Fabio Farinazzo
2003 BUSCH Davide Fumagalli
2004 BUSCH Davide Fumagalli
2005 SAN ROC Fabio Angeleri
2006 BUSCH Davide Fumagalli
2007 BUSCH Davide Fumagalli
2008 SAN ROC Alessandro Gabriele
2009 SAN BANARDIN Nicholas Varliero
2010 BUSCH Davide Fumagalli
2011 SAN ROC Alessandro Gabriele
2012 PIASA GIARATTA Marco Cosio
2013 PASQUA’ Fabio Brocchieri
2014 PASQUA’ Fabio Brocchieri
2015 BUSCH Fabio Farinazzo
2016 SAN ROC Filippo Cotta Ramusino
2017 CRUSON Riccardo Galli
2018 SAN ROC Filippo Cotta Ramusino
2019 CRUSON Riccardo Galli
2020 NON DISPUTATO (COVID)
2021 NON DISPUTATO (COVID)
2022 SAN BANARDIN Morgan Baiardi
2023 CRUSON Riccardo Galli
I RIONI
Busch

Il quartiere del Büsch era un tempo uno stretto viottolo di campagna oltre il quale la terra si allargava a misura di cielo.
Il viottolo era stretto e segnato da una siepe di rovi che strappavano l’erba dai carri e la paglia e il fieno.
Vi era nel viottolo una perenne “stragiata” di pagliuzze, “ad büsch“, e da qui il nome. La bandiera è azzurra come il cielo e vi è un carro che passa fra due siepi dal quale cadono i büsch.
Erano qui attivi gli zoccolai, gli squadratori che lavoravano il legno, altri fabbricavano ceste.
Simboli sono il fascetto di pagliuzze e gli attezzi da zoccolaio.
Gab
Il nome Gab ci dice che questo Rione un tempo era una campagna e tutto il verde e il cielo e le capitozze, “i gab”, che mantenute a misura d’uomo avevano la funzione di offrire rami per far fascine e salici per legarle e poi legna per il camino o per far le cose necessarie al mondo agricolo del tempo. Il drappo del rione è di colore verde come i campi che lo hanno ospitato e vi sono le capitozze i “gab” allineate in “gabà”.
In questo quartiere erano particolarmente attivi i muratori e gli imbianchini.
I simboli sono una cazzuola da muratore, una livella, un pennello da imbianchino, una squadra, un rametto di capitozza.

Marcanton

Era il quartiere malfamato, il malcantone, nato in occasione della negativa dominazione spagnola. Venne poi “nobilitato” dall’artigianato dei fornai che qui si stabilirono.
Nel drappo, il colore nero è indice dell’oscurantismo spagnolesco. Rosso e giallo rievocano i colori della Spagna. Osserviamo nel disegno coltello, spada, bocca del forno e pala da forno.
I simboli sono rappresentati da un grosso pane con il coltello piantato. Notare che il quartiere del Marcanton, quello dei fornai, confina con San Roc, il quartiere del mulino e quindi della farina (e del riso prodotto nella pila) per fare il pane di grano e al “pan-risin” e al “pan-malga” e al “pan-mastüra”.
Piasa Giaretta
La Piazza centrale di Mede venne realizzata solo nel 1856 quando il Comune con verbale d’incanto del 14 maggio, acquistò la casa Tagliacarne e relativo giardino. Venne chiamata “Giaratta” dai medesi a ricordo del ghiaietto che ne ricopriva la superficie.
I colori della bandiera sono quello rosso del Comune e il giallo della Chiesa con il profilo del Civico Palazzo e della Parrocchiale.
Il quartiere ospitava i vari artigianati: sellai, stampatori, sarti, flebotomi, ecc. Vi erano le scuole.
I simboli del quartiere sono: leva per cavare i denti, attrezzi da sarto e da sellaio, caratteri da stampa, abecedario.

San Roc

San Rocco, Santo in mezzo al verde dei campi, Santo popolare come il quartiere che ospita la sua chiesetta. Sembra che il Santo di Montpellier abbia voluto distribuire tutte le sue ricchezze per venire ad abitare in questo cantone che lo considera di casa per guardare il molino, il suo molino, quello più antico di Mede “al mulin ad San Roc”, gestito ininterrottamente dalla stessa famiglia, quella dei Masinari che ha preso il nome dalla professione “masnà” macinare.
E’ sempre stato il quartiere del molino di Mede. Un molino in mezzo ai campi mosso dall’acqua . I simboli del quartiere sono la farina, il riso e gli attrezzi da mugnaio.
Cruson

Il quartiere ricorda un’antichissima croce di legno qui collocata dopo una pestilenza del secolo XVII, croce che venne rifatta più volte e della quale ora se ne è persa la traccia. Il drappo è rosso con croce bianca.
Il quartiere ospitava i falegnami ed i fabbricanti di carri e di carrozze.
I simboli sono: un pialletto da falegname, una sega e dei manufatti di questo artigianato (in modello).
J'Angial
Il nome del quartiere è relativamente recente. L’antica chiesa degli Angeli e ra nel 1700 in Piazza Giaretta. La Chiesa che dà i nomi al rione, fu oratorio del Convento dei padri Francescani Riformati sino al 1807 quando Napoleone ne soppresse l’ordine. I frati avevano studio di teologia, ricca biblioteca e rinomatissima farmacia. Il drappo bianco ricorda la cotta bianca dei confratelli degli Angeli e della Buona Morte. Vediamo una storta da farmacista, un libro e due esili candeline che al “dì ad San Bias”, dopo la benedizione, venivano appoggiate sulla gola a protezione dei mali della faringe, trachea e bronchi.
I simboli: una storta da farmacista, un libro antico, due candeline incrociate, un attrezzo da bottaio per ricordare questo artigianato qui attivo, e un uovo fecondato per non dimenticare il commercio dei polli che si svolgeva nel rione ed in particolare in “tla piasa di puj”.

Pasquà

Al Pasquà la zona dell’antico pascola di Mede, divenne poi anche il quartiere dei tessitori e dei fabbricanti di olio. Al canton di “tissiu” e ad “juliè”. La bandiera ha i colori marrone , segno di terra, ed il giallo del sole che li inonda. Nel disegno le mucche al pascolo, una navetta da tessitore ed un torchio per spremere i semi oleosi.
I simboli sono una mazza d’erba fresca, una bottiglietta o una latta d’olio, una spola di filato e un pezzo di tela fatta a mano.
Roca Bianca
E’ il più antico nucleo di Mede. Nel drappo vediamo sopra il giallo, colore di sole, un tratto nero nel quale appare la bianca rocca di Mede.
Qui da epoca remota trovavano posto il particolare le botteghe dei maniscalchi celebrati ancora nel periodo di Roma. Qui si fermava la Cavalleria per il cambio dei ferri agli zoccoli dei cavalli. Nel campo giallo l’antica pompa: “La Sürba dla Roca Bianca“, una volta il pozzo per abbeverare i cavalli (e gli uomini).
I simboli sono rappresentati da attrezzi da maniscalco e fabbro. Ferro da cavallo e chiodi per fissare i ferri agli zoccoli.

San Banardin

Il cantone ricorda un’antica edicola in quel tempo in mezzo ai campi dedicata a San Bernardo, il frate che con i confratelli del suo ordine, agricoltori per divina vocazione, avviò l’opera di bonifica di questa terra che pareva condannata alle paludi, alle sabbie, alle ghiaie. La bandiera ha il colore marrone della terra che sta nella bassa sormontata dal verde dei fertili campi.
Nel disegno i monaci che prosciugano le paludi.
I simboli sono le tife “i batalu”, frutti delle paludi ed il riso ed il grano frutti dei campi fertili per alimentare l’uomo.


