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AL MUBON

  • Immagine del redattore: Centro Culturale Giuseppe Amisani
    Centro Culturale Giuseppe Amisani
  • 23 dic 2022
  • Tempo di lettura: 1 min

di Luisa Gandolfi


Il mio nonno materno si chiamava Omobono, ma tutti in paese lo chiamavano "Al Mubon". Portava il suo nome con grande orgoglio. Era buono, caritatevole con tutti, ma, allo stesso tempo, molto fermo e di polso contro le ingiustizie che proprio non tollerava.

Cercava di aiutare sempre tutti. Ricordo che la vicina di casa chiedeva il suo aiuto per recuperare il marito dall'osteria, quando era ubriaco.

Dopo aver lasciato il lavoro in cascina, ha gestito per tanti anni una macelleria in Via Gramsci e quando lo aiutavo alla cassa, era orgoglioso di me.

Ero la sua "Nani". E, a chi gli faceva notare che ero quasi più grande e grossa di lui, ribatteva che ero comunque la sua "Nani" e che ero la sua prima nipote.

Anche lui aveva le sue idee. Ricordo che in estate accendeva in casa la luce e la manteneva così per tutta la giornata. Ricordo le proteste della nonna, alla quale rispondeva che avrebbe avuto molto tempo per stare al buio.

Così era "Al Mubon", mio nonno.

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