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LA BOTTEGA DEL VIALE

  • Immagine del redattore: Centro Culturale Giuseppe Amisani
    Centro Culturale Giuseppe Amisani
  • 1 mag 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

di Marilena Orbelli Biroli

Anni 1961-1988

La fine delle vacanze estive dai nonni materni a Balossa rappresentava il mio ritorno a Mede e l’inizio della scuola.

Aprire la porta del negozio dei miei genitori, “la butega dal vial ad l’Uspidal” (la bottega del viale dell’Ospedale) e sentire il suono del campanello dell’ingresso, mi catapultava in un universo di profumi: il pane fresco con le rosette del Fausto (Biscaldi) ed i panini di Cerri, il prosciutto cotto appena affettato e la pasta frolla di mamma. Per me quello era l’odore di casa mia.

Mamma Carla dietro il banco della cassa, con alle spalle le ceste del pane. Papà Emilio al banco degli affettati, dove troneggiava la Berkel rossa che puliva e curava quotidianamente con la perizia di un chirurgo. Mio padre era solito preparare anche i tagli di parmigiano, riposti su di una mensola pronti per la vendita. I pezzettini che sfuggivano al taglio erano la felicità dei bambini perché venivano distribuiti loro con una frase che ancora oggi mi risuona in testa: “Mangia che at veni grand”.

Sotto questa mensola c’erano un grande sacco di zucchero ed un grande sacco di farina, che allora venivano venduti sfusi.

Alla destra della porta di ingresso c’erano quattro file di scaffali che partivano con i prodotti per la pulizia della casa e proseguivano con olio, aceto, pasta e scatolame: l’attenzione però ricadeva sempre sulle due gondole poste al centro, colme di merendine, dolci e biscotti.

Alla sinistra si poteva ammirare la vetrina che, seppur piccola, veniva allestita ed abbellita con la cura di un provetto vetrinista: io adoravo preparare quella di Natale insieme a mio padre, con il presepe, l’albero e le luci intermittenti.

Tutto il mondo dei miei genitori ruotava intorno al negozio. Niente svaghi, nessun hobby, niente tempo libero: l’unico giorno di chiusura era dedicato alle pulizie in grande.

Il giorno della festa (Al dì dla festa) producevano torte pastafrolle, sabbiose, “faccetta nera” e ravioli in gran quantità. Quando la nostra sala, poi, era completamente piena di vassoi e torte, anche il piano superiore, dove si trovavano le stanze da letto, veniva invaso da piatti di portata ricchi di delizie: era un’ intera settimana di glicemia alta solo per l’aroma sprigionato.

Ancora non so spiegare come io possa ricordarmi così bene quel miscuglio di fragranze e memorie, ma sicuramente è il profumo della giovinezza e della nostalgia.

A mamma Carla e papà Emilio - per il loro 1 Maggio

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