top of page

UN RITORNO

  • Immagine del redattore: Centro Culturale Giuseppe Amisani
    Centro Culturale Giuseppe Amisani
  • 20 nov 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

di Piero Gerla

In questi giorni di fine ottobre, così stranamente tiepidi, ho fatto ritorno nella terra dei miei nonni.

La terra della mia infanzia.

E' stato un pellegrinaggio breve, magari anche un po' concitato: ma si è trattato, come del resto mi capita di fare ogni anno, di una visita doverosa alla quale non riesco mai a rinunciare.

E' stata una visita ai luoghi che mi hanno visto crescere.

E' stata la visita ai miei nonni: in quel lungo portico costellato di immagini e di fiori ho rivisto i loro volti, ho ritrovato e rivissuto per qualche attimo i loro gesti, le loro parole. Ho risentito nella carne le loro mani ossute forti e sicure che tenevano, fermamente, dolcemente, le mie piccole mani, che mi guidavano nei miei primi passi.

Sì, Rosa e Pietro: mi hanno allevato loro.

Lo hanno fatto per anni, con tanta pazienza, con tanta costanza, con tanto amore.

Sono stati i miei anni più teneri, i più lontani, i più difficili.

I più belli.

Rosa e Pietro mi hanno insegnato con il loro esempio, giorno dopo giorno, il rispetto per le persone e per le cose, mi hanno mostrato quelli che erano per loro, e che oggi restano ancora per me, i veri, i soli, gli autentici valori della vita.

Erano poveri, i miei nonni.

Erano poveri di una povertà umile e severa, ma vissuta e mostrata a testa alta, con onore, con pazienza e con tranquillità. Con la serena consapevolezza di chi ha nulla da rivendicare a nessuno, se non il rispetto di se stesso.

Davanti a tutti.

Ricordo quei giorni, quegli anni: eravamo tanti bambini, frotte di bambini, eravamo dappertutto. Bambini che gioivano del poco che avevano, che si divertivano con giocattoli strani, quasi sempre creati da loro, bambini che correvano su e giù per i sentieri, a perdifiato, bambini quasi sempre a piedi nudi, bambini che riempivano di allegria contagiosa le stradine e le piazzette del paese nelle fresche primavere e nelle calde estati di quei lontani anni cinquanta: non c'erano semafori, l'acciottolato non era ricoperto dall'asfalto, gli animali da lavoro erano tanti e le automobili erano poche, e passavano tanto rare e rumorose, come rara passava, ma solo per qualche attimo, la tristezza, quasi mai presente dentro di noi.

Oggi è cambiato molto, per non dire tutto: ti guardi intorno e cerchi un volto conosciuto, un angolo famigliare, uno scorcio di strada che ti risvegli qualche ricordo. Non sono rimasti che alcuni vecchi conoscenti, e tre o quattro amici veri. Altri, troppi altri, ormai non ci sono più.

Il tempo si è mangiato il nostro mondo.

Post recenti

Mostra tutti
NATALE

di Antonia Cattaneo In questi giorni, ho pescato tra i miei ricordi...Era il giorno di Santo Stefano 1957,da giorni nevicava, ma quella...

 
 
 
Anni 60 -80 C.so Italia duà i Scoll

di Roberto Binelli Voglio ricordare i negozi che si trovavano in Corso Italia, dopo il Palazzo del Conte Massazza, di fronte al palazzo...

 
 
 

Commenti


  • Facebook Icona sociale
  • Instagram Icona sociale
  • Youtube

© 2022 by Baldi Francesca for Centro "G.Amisani". Proudly created with Wix.com

bottom of page