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UNA FOTO RACCONTA

  • Immagine del redattore: Centro Culturale Giuseppe Amisani
    Centro Culturale Giuseppe Amisani
  • 9 mag 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

di Antonia Cattaneo

Era il 1956, quel giorno erano venuti a trovarci Pino e Cesarina ( i cugini della mamma) in lambretta da Milano.

La mamma aveva indossato un delizioso abito a pois che aveva confezionato lei.

Era bella la mia mamma!

Abitavamo a Zibido al Lambro, il papà lavorava nella Latteria “S.Giorgio” di Locate Triulzi, faceva il burro. Al lavoro si recava in bicicletta , quaranta km al giorno. A casa aveva una decina di mucche delle quali si occupava “ nel tempo libero”.

La mamma trentunenne, si dedicava alla casa e aiutava il papà in caso di necessità.

Nel cortile c’era l’abitazione padronale “la villa” dove abitava la signora Massima, una donnina bionda, rotondetta e sorridente che trascorreva l’inverno a Milano dalla figlia e si trasferiva in paese nella bella stagione con Furio il nipotino che che aveva la mia stessa età ( 4 anni).

Di fronte alla “villa” c’era un grande giardino nel quale troneggiava una maestosa magmolia che in primavera lasciava senza fiato.

La mia casa stava alla sinistra dell’edificio ed era composta da 4 locali. Al piano terra: una grande cucina con un cucinotto nel sottoscala con lavandino e acqua corrente (non in tutte le case c’era l’acqua). La cucina aveva un grande tavolo di noce al centro e le sedie impagliate, un buffet a sinistra con sopra la radio . Sotto alla finestra un tavolino ( la mia postazione di attesa quando la mamma si assentava per le commissioni); la sala di stile chippendal con il divano e le seggiole di finta pelle verde e due quadri alle pareti. Al piano superiore due camere da letto.

Il gabinetto, non il bagno,era in una costruzione dignitosa all’esterno, attaccata alla casa, fornito di acqua corrente.

Quello fu l’anno dell’occupazione Russa dell’Ungheria; ero in cucina e stavo giocando, quando la radio interruppe la musica e diede la notizia. La mamma uscì sconvolta dal cucinino, singhiozzava (pensava alla guerra da poco conclusa). Conobbi così la paura della guerra, i giochi della politica e la prepotenza di chi governa.

In quella casa rimasi un anno perché la mamma comprò un negozio.


Antonia Maria Cattaneo da “Le mie case”.

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